Da tempo ormai si sente parlare dell’olio di palma e diverse le testimonianze sugli effetti che l’estrazione e il consumo hanno soprattutto sull’ambiente. Si tratta di una sostanza vegetale che deriva da una pianta, Elaeis guineensis, essa nasce in Africa, più comunemente conosciuta come palma da olio, per via della polpa che può essere estratta dai suoi frutti. Un olio che si caratterizza per essere molto grasso e altrettanto economico. Per le sue caratteristiche sfruttato dalle aziende di vario genere soprattutto quelle specializzate nel settore alimentare ma non solo. Diffuso anche per la produzione di saponi, detergenti e tanto altro.

I motivi che spingono all’impiego dell’olio di palma nei cibi come biscotti, gelati, merendine, zuppe ecc, che consumiamo regolarmente. Riguarda sia la capacità di conservazione dei cibi, la facile digeribilità ma soprattutto il costo. Possiede una migliore resa produttiva, richiedendo l’impiego di meno terra, acqua e fertilizzanti ed è dunque chiaramente più conveniente per le aziende. Questo ha portato a un aumento sproporzionate nella produzione di questa sostanza con un impatto ambientale devastante. Nonostante ciò, si stima che la produzione sia destinata ad aumentare, in relazione soprattutto alla crescita della popolazione mondiale e di conseguenza alla domanda di cibo.

Il problema della produzione di olio di palma riguarda soprattutto le gravi conseguenze e l’impatto che ha sull’ambiente. Per prima cosa la deforestazione, che si traduce anche in estinzione di tantissime specie di animali e vegetali. Inquinamento atmosferico dato dall’emissione di fumi legati agli incendi che vengono utilizzati per accelerare il processo di disboscamento. Sfruttamento e impoverimento del sottosuolo. Aumento del gas serra in atmosfera, causa principale del cambiamento climatico. Aggiungiamoci anche sfruttamento del lavoro e infine l’espropriazione delle terre alle popolazioni native come succede nel sud America ad esempio.

This photograph taken on February 24, 2014 during an aerial survey mission by Greenpeace at East Kotawaringin district in Central Kalimantan province on Indonesia’s Borneo Island, shows cleared trees in a forest located in the concession of Karya Makmur Abadi which is being developed for a palm oil plantation. Environmental group Greenpeace on February 26 accused US consumer goods giant Procter & Gamble of responsibility for the destruction of Indonesian rainforests and the habitat of endangered orangutans and tigers. AFP PHOTO / Bay ISMOYO (Photo credit should read BAY ISMOYO/AFP/Getty Images)

La produzione parte dall’Africa e oggi si concentra soprattutto nel Sud-Est asiatico, in particolare in Indonesia e Malesia, i primi per esportazione, solo una minima percentuale è di uso locale. Purtroppo le coltivazioni di olio di palma si diffondono anche in sud America, concentrandosi in Brasile e Colombia.

Vi sono però aspetti che al contrario riconoscono il ruolo centrale di queste coltivazioni nel miglioramento notevole delle condizioni di vita e aumento del reddito della popolazione locale di alcune paesi del mondo come l’Africa. Bisogna riconoscere che l’olio di palma ha un costo ambientale inferiore rispetto ad altri oli vegetali. Come per esempio alla qualità del terreno necessaria a parità di produzione, oltre che al rendimento assai maggiore della soia e olivo.

La soluzione verso cui puntare sarebbe in realtà quella d’incentivare una produzione sostenibile dell’olio di palma, strada verso cui si cerca di procedere che rispetti determinate regole per limitare l’impatto sull’ambiente e sulle persone. Per approfondimenti huffingtonpost.it

Per quanto riguarda le conseguenze sulla salute, vi sono opinioni contrastanti. Emerge comunque il problema degli effetti soprattutto in merito all’impiego di olio di palma raffinato. Quello che viene privato di tutte le sostanze benefiche e usato negli alimenti. Diverso dunque da quello grezzo che invece possiede una serie di proprietà benefiche.

 

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