';

L’ Alzheimer è una vera e propria malattia che non necessariamente colpisce solo gli anziani, indicata anche come demenza senile. Essa è molto conosciuta e temuta in quanto causa nella persona una rapida degenerazione delle funzioni celebrali, a cominciare dai problemi di memoria fino alla perdita totale dell’autonomia personale. Inoltre, aumenta la probabilità di contrarre anche altre patologie organiche. Come infezioni causate da piaghe da decubito, deperimento muscolare ecc, riducendo di molto l’aspettativa di vita, circa 5-10 anni già dopo l’insorgenza, fino alla morte. La causa è la formazione di placche che vanno a compromettere le funzioni neurali, dunque l’intera attività celebrale. Da qui ha inizia un decadimento mentale e fisico impossibile da bloccare. Ancora oggi gli scienziati cercano invano di studiare questo disturbo senza purtroppo grossi risultati.

Una malattia degenerativa anche difficile da diagnosticare, molto spesso infatti i primi sintomi possono essere facilmente confusi con i normali segni dell’invecchiamento. La certezza della presenza o meno di questo disturbo può avvenire con un esame invasivo, cioè attraverso una biopsia o autopsia post mortem. Solo così si può rilevare la presenza di placche amiloidi e delle matasse neurofibrillari nel tessuto cerebrale.

Essendoci però un certo legame con la predisposizione genetica, che deve essere connessa con altri fattori, come quelli ambientali. Risulta possibile fare una corretta diagnosi analizzando la storia della persona compresa quella famigliare, per capire se ci possa essere una qualche possibilità che il soggetto sia malato di Alzheimer. Inoltre, il paziente viene anche sottoposto ad appositi esami del sangue e del liquido cerebrospinale. Così da poter rilevare anemie, deficit biochimici o infezioni cerebrali; elettroencefalogramma; TAC o MRI, per osservare possibili alterazioni anatomiche.

La prova certa rimane la valutazione neuropsicologica e cognitiva. Una serie di test finalizzati a verificare le varie funzioni che riguardano la memoria a breve e lungo termine, capacità di linguaggio, percettive, attentive e le funzioni cognitive generali. Oltre che disorientamento spaziotemporale, capacità di calcolo, di rapportarsi con le persone, o agnosia, cioè riconoscere forme, suoni, cose e immagini, soprattutto per oggetti animati. Così da rendere il quadro clinico compatibile con la diagnosi di Alzheimer.

Purtroppo allo stato attuale non esistono cure che possano arrestare e guarire la degenerazione provocata dalla demenza di Alzheimer. Esistono però dei modi per aumentare l’aspettativa di vita e migliorarla, con riabilitazione specifica e l’assistenza continua, soprattutto se si interviene subito già alla comparsa dei primi sintomi.

L’ Alzheimer è una malattia degenerativa che comprende varie fasi, dalla più lieve che consiste in semplici vuoti di memoria che possono facilmente essere confusi con i primi sintomi della vecchiaia. Per passare a un escalation di difficoltà sempre più evidenti, come trovare la parola o il nome giusto. Difficoltà nello svolgere compiti in contesti sociali o di lavoro; dimenticare cose appena lette; perdere oggetti di valore. Infine, non riuscire a programmare e organizzare. Attività che prima venivano svolte facilmente senza alcun problema.

Solo però nella fase successiva il medico potrebbe effettuare una diagnosi corretta di Alzheimer. Quando si verifica la compromissione della capacità di eseguire calcoli aritmetici mentali; dimenticanza della propria storia personale. Particolare attenzione va anche prestata ai cambiamenti caratteriali che il soggetto mostra, soprattutto in occasioni particolari, quelle che richiedono maggiore impegno sociale e mentale. Da qui in poi vi sono notevoli peggioramenti che vanno dalla difficoltà a riconoscere i volti e i nomi fino a azioni incontrollate, compreso la perdita di orientamento e necessità di assistenza in ogni attività della vita quotidiana come vestirsi e lavarsi.

I soggetti più a rischio sono le persone sopra i 65 anni e non solo, gli studi rilevano che le donne risultano essere le più colpite, in percentuale maggiore rispetto agli uomini. Gli studi hanno inoltre rilevato che chi soffre di depressione, ha maggiori probabilità di ammalarsi di Alzheimer, soprattutto se questa è prolungata. In quanto causerebbe lesioni alle strutture celebrali a lungo andare.

Per approfondimenti potete consultare repubblica.it

Comments

comments