La meningite è una grave infiammazione che interessa le 3 membrane o meningi, il cui compito è quello di proteggere il cervello e il midollo spinale. L’infezione è provocata da microrganismi, virus o batteri, che penetrano nelle vie respiratorie e attraverso i vasi sanguigni raggiungono le meningi, luogo sterile ricco di nutrimenti, ideale per la crescita di tali microrganismi. Questa malattia può essere anche provocata da altri fattori come farmaci, lesioni fisiche, tumori al cervello e a seguito di alcune malattie compresa tubercolosi, tifo, morbillo, rosolia e varicella.

Le meningi per difendere l’organismo si assottigliano in modo da consentire ai globuli bianchi di mettersi in moto per contrastare il problema, infiammandosi. Questo provoca così un edema, l’accumulo di liquidi nella scatola cranica, con la l’inevitabile aumento della pressione intracranica e una cattiva ossigenazione dei tessuti. Le conseguenze possono essere davvero allarmanti, con il rischio di seri danni cerebrali, in particolare al sistema nervoso, con paralisi del torso e di tutti gli arti.

Persino problemi di deglutizione, masticazione o anche nella scrittura, nell’espressività facciale e difficoltà a mantenere la posizione eretta. Un’altra possibile conseguenza della meningite è la perdita dell’udito, della vista e la riduzione delle capacità di comunicazione e apprendimento. Infine, può anche colpire altri organi, come reni e le ghiandole surrenali.

L’origine può essere diversa, di tipo virale, batterica, infettiva o addirittura causata da funghi o particolari malattie, di entità differenti, con conseguenze anche parecchio gravose e irreversibili.

I batteri patogeni responsabili della malattia possono portare allo sviluppo del meningococco, Neisseria meningitidis, responsabile della meningite e sepsi, infezioni tra le più pericolose e addirittura mortali. La forma virale è più comune, ma anche più benigna: senza conseguenze gravi, risolvibile se presa tempestivamente nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica, invece, si la più rara ma estremamente pericolosa.

Riconoscere tempestivamente i primissimi sintomi in questo caso è vitale per bambini, adulti e anziani, solo così è possibile intervenire velocemente ed evitare le conseguenze della malattia.

I primi sintomi della meningite sono indipendenti dal germe che la causa, essi si manifestano all’inizio con forti dolori alle gambe e alle giunture, piedi e mani fredde, con un colorito della pelle alterato. Spesso capita però che i sintomi possono essere scambiati con quelli di una comunissima influenza. Trascorse all’incirca 15-20 ore dal contagio si manifesta febbre; sonnolenza; inappetenza e forte e incessante mal di testa.

Successivamente i sintomi peggiorano con; pallore; eruzioni cutanee a chiazze; particolare sensibilità alla luce; fino a convulsioni; nausea e vomito. I segni inequivocabili della meningite sono però rigidità del collo e delle gambe.

Quando si tratta di bambini, in particolare neonati la capacità di rilevare segni e sintomi della malattia ovviamente è più difficoltosa. Le manifestazioni sono comunque le stesse, ma nei neonati lo stato di malessere viene messo in evidenza con Pianto continuo; eccessiva irritabilità; sonnolenza; poppate scarse; aumento del volume del cranio a livello della fontanella.

Nel caso si tratti di meningite fulminante i sintomi tendono ad aggravarsi in tempi molto più rapidi, anche a distanza di poche ore, con la comparsa di macchie rossastre o violacee causate da micro-emorragie dei vasi.

La diagnosi tempestiva da parte del medico o del pediatra risulta essere fondamentale e la prima cosa che si fa in caso di meningite è trasferire il paziente in ospedale in modo da sottoporlo a tutta la profilassi medica. Prima di tutto l’esecuzione degli esami del sangue insieme al prelievo del liquido spinale, in modo da verificare l’origine dell’infezione e il tipo di batterio, così da poter sottoporre il paziente al trattamento idoneo. Il trattamento prevede una terapia con antibiotici, inoltre è necessaria una profilassi antibiotica anche per coloro che possono essere entrate in contatto con il malato.

In generale, tanto più precoce è il trattamento, maggiori sono le probabilità di successo di guarigione senza conseguenze. Esistono però delle circostanze in cui la malattia colpisca in maniera fulminante portando al decesso in tempi rapidissimi con poche possibilità di ripresa anche in caso venga fatto adeguato trattamento farmacologico.

I soggetti più a rischio sono coloro i quali vengono esposti maggiormente alle probabilità di contagio, cioè i bambini in età scolare, adolescenti e adulti, chi quindi ha più occasioni di frequentare luoghi pubblici, chiusi e affollati, dove si sta a stretto contatto l’uno con l’altro.

L’infezione si può infatti trasmettere attraverso goccioline di saliva e secrezioni nasali emesse tossendo o parlando a poca distanza. Persino condividendo la stessa stanza, un fazzoletto, una tazza, posate, un asciugamano utilizzato da una persona infetta.

L’unico modo per prevenire la meningite è sicuramente quello di evitare luoghi troppo affollati e sottoporsi a vaccinazione, azioni efficaci contro le forme più gravi.

Per approfondimenti potete consultare ilsussidiario.net

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