Quando si sente parlare di mononucleosi la tendenza è quella di allarmarsi immediatamente quasi fosse una malattia mortale. In realtà, nonostante sia molto contagiosa, questa non comporta alcuna grave conseguenza, almeno nella stragrande maggioranza dei casi. Ovviamente ci sono soggetti più a rischio, ad esempio colore che presentano patologie del sistema immunitario, come i malati di AIDS.

Si tratta di un virus molto più diffuso di quanto si pensi, anzi probabilmente l’abbiamo anche avuto e ne siamo ormai immuni ma non lo sappiamo. Questo perché la mononucleosi possiamo averla contratta ma essere stata in noi latente, quindi non manifesta, consentendoci di sviluppare degli anticorpi, anti-EBV.

I sintomi di questa malattia sono anche facilmente scambiabili con una comune influenza, più il soggetto e giovane e maggiori le possibilità che la mononucleosi non sia adeguatamente diagnosticata. In quanto i sintomi sono evidentemente più attenuati. Nei soggetti in età scolare è facile che si verifichi la comparsa di un esantema, con chiazze diffuse su tutto il corpo. Nei bambini è comunque difficile riscontrare l’ingrossamento della milza e del fegato.

 

Situazione differente per gli adulti, che in genere presentano sintomi tipici della malattia, chiaramente più evidenti. Come sensazione generale di malessere, stanchezza, spossatezza, mal di gola, mal di pancia, nausea e di mal di testa. Solitamente si accompagnano a febbre, sudorazione e brividi. Successivamente, dopo qualche giorno cominciano a manifestarsi i veri sintomi che possano fare pensare alla mononucleosi. Infiammazione della gola con chiazze rosse sul palato e sulle tonsille, febbre alta, ingrossamento dei linfonodi della gola, ascelle e persino inguine. Il decorso non dura più di qualche settimana, l’unico sintomo che potrebbe protrarsi nel tempo è il senso di stanchezza e spossatezza. Nei casi più gravi invece, in particolare a chi è stato riscontrato un rigonfiamento importante della milza, allora bisogna fare attenzione. Il rischio potrebbe essere la rottura se sottoposta a sforzi eccessivi.

Sfatiamo il mito del pericolo in gravidanza, contrarre la mononucleosi non comporta malformazioni nel feto o rischio di morte per la donna. Ciò non toglie che chi contrae la mononucleosi in gravidanza deve essere comunque tenuta sotto controllo per evitare complicazioni particolari.

Inutile scervellarsi troppo nel capire dove e come aver preso il virus, in quanto il contagio è facilissimo, non necessariamente servono rapporti intimi o il famoso bacio. Infatti, è sufficiente venire a contatto con piccole goccioline di saliva o secrezioni nasali disperse nell’ambiente. Inoltre, con l’utilizzo di oggetti che presentano tracce di materiale biologico infetto, come posate, bicchieri, piatti, asciugamani, spazzolini da denti e ovviamente anche i giocattoli.

Generalmente non vi sono delle terapie particolari, la cosa importante è riposarsi, mangiare bene e condurre una vita sana. Così che il sistema immunitario possa beneficiarne, mantenendosi attivo. I farmaci devono essere ovviamente indicati dal medico, ma solitamente vengono prescritti: il paracetamolo, quindi semplice tachipirina; analgesici di vario genere, per alleviare la sintomatologia. Nei casi gravi, corticosteroidi per ingrossamento della milza o epatite. Immunoglobulina in quelli estremi.

Per approfondimenti consulta il sito donna.nanopress.it

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