Lo streptococco è un parassita che provoca le così dette infezioni streptococciche. Infatti, in realtà non si può parlare di un unico batterio, ma di ceppi diversi che si differenziano tra di loro, causando da semplici mal di gola e faringiti, fino a gravissime infezioni anche molto pericolose per l’incolumità di grandi e piccini.

Si distinguono alcuni gruppi di streptococco, quello di tipo A e B. IL batterio è solito annidarsi nella gola, provocando dolore e fastidio, con tonsille gonfie, febbre, dolori reumatici, persino nausea e mal di pancia. Oppure anche infezioni della pelle; scarlattina; sindrome da shock tossico fino a fascite necrotizzante, infine endocardite, un’infezione che colpisce il cuore.

I batteri appartenenti al gruppo B, sono ancor più pericolosi per grandi e piccini, possono anche provocare polmoniti, meningiti soprattutto nei neonati. Infezioni delle vie urinarie, del sangue e della pelle, in particolare negli adulti. In tutti i casi, anche se l’infezione non sembra essere grave è di fondamentale importanza curarsi in maniera adeguata e tempestiva per evitare complicazioni.

Oggi è semplice diagnosticare un’infezione da streptococco, basta un tampone alla gola o sulla ferita infetta, per capire come bisogna intervenire, soprattutto per i batteri appartenenti al gruppo A. In particolare quando si parla di streptococco infantile, i soggetti più a rischio sono i bambini in età scolare, per le condizioni ambientali che ne facilitano il contagio. Un tipo d’influenza la quale non deve farvi preoccupare in quanto curabile tranquillamente attraverso terapia antibiotica specifica. Il rischio sussiste nel caso in cui l’infezione viene trascurata, portando all’insorgenza di conseguenze anche gravi.

Il principale canale di contagio è l’aria, infatti questo batterio passa da un individuo all’altro attraverso il contatto con gocce di saliva, solitamente con tosse o starnuti. Lo streptococco è molto contagioso, anche fino a una ventina di giorni dalla comparsa. Si tratta oltretutto di una malattia che si può manifestare più volte nell’arco della vita, da cui non ci si immunizza, l’unica possibilità è quella di prevenirla.

Lo Streptococcus pyogenes nonostante tendenzialmente colonizzi la faringe, è in grado d’invadere l’organismo passando attraverso un semplice graffio sulla cute.

In questo caso le conseguenze possono essere davvero gravi, fino alla sepsi o setticemia, che non tempestivamente curata causa complicazioni importanti fino alla morte. Un batterio quindi che se a contatto con organi come polmoni, sangue e persino parti adipose e muscoli diventa particolarmente aggressivo e si sviluppa molto velocemente.

Lo streptococco beta emolitico del gruppo B (SGB) o anche Streptococcus agalactiae, a differenza del primo, colpisce il tratto vaginale e rettale delle donne, particolarmente pericoloso in gravidanza soprattutto per il nascituro al momento del parto. Questo perché il contagio avviene attraverso il passaggio del piccolo dal canale del parto, nello specifico alla rottura delle membrane, entrando direttamente nel sangue. Le conseguenze possono essere anche molto gravi per il neonato, causando polmonite, meningite fino a danni cerebrali permanenti, nei casi peggiori la morte.

Proprio per questo motivo è obbligatorio qualche settimana prima della data presunta del parto, sottoporre la donna a un tampone vaginale e rettale, in modo da verificare la presenza del batterio ed eventualmente cominciare la terapia antibiotica specifica. Infatti, la presenza dello Streptococcus agalactiae non necessariamente significa sintomi specifici, moltissime sono le donne che hanno il batterio però senza alcun disturbo, nonostante il tampone risulti essere positivo. Per questo è essenziale fare tutti gli accertamenti del caso in particolare nella fase finale della gestazione.

Vi sono comunque dei segni che possono ricondurre al sospetto di uno streptococco in gravidanza, come febbre o un lieve malessere spesso confuso con una semplice influenza. Spesso sospetto può essere il risultato nell’emocromo, dove è evidente un aumento dei globuli bianchi (leucocitosi), o addirittura nelle urine con batteri sospetti.

Il problema di questo batterio è il suo facile contagio, infatti può colpire tutti grandi e piccini. I soggetti più a rischio sono i giovani, in quanto maggiormente a contatto con la gente, frequentando spesso luoghi chiusi e affollati, come ad esempio la scuola. Infatti, per essere contagiati basta una risata o un colpo di tosse, non si tratta assolutamente di una malattia sessualmente trasmissibile, ma un bacio sulla bocca è sufficiente o mettere un oggetto di un’altra persona che presenta l’infezione per ammalarsi. Il momento più pericoloso, quando la malattia è al suo apice, l’incubazione dura dai 2 ai 4 giorni.

La cosa importante è curarsi bene e seguire le indicazioni del medico alla lettere, in quanto le ricadute sono ancor più pericolose, portando allo sviluppo di altre patologie come la quarta malattia.

La prevenzione è un’arma importante, bastano pochi accorgimenti, ad esempio non condividere oggetti personali con altre persone. Non usare vestiti usati o stare a contatto con chi ha avuto la malattia, anche evitare i posti troppo affollati. IN gravidanza invece è sufficiente sottoporsi a tutti i controlli prima della nascita in modo da evitare qualsiasi conseguenza.

Per approfondimenti potete consultare bussolasanita.it

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