L’escherichia coli è un batterio che normalmente risiede nel nostro intestino, un componente anche piuttosto importante per la flora batterica, contribuendo attivamente all’assorbimento delle sostanze contenute nel cibo. Considerato del tutto innocuo, anche se in alcuni casi può essere la causa d’infezioni che interessano le vie urinarie, con un’incidenza maggiore nelle donne per una questione prettamente anatomica, favorendo così l’ingresso di questo batterio nelle vie urinarie basse, vescica e uretra.

L’escherichia coli si trova non solo nell’uomo ma anche in molti animali come i ruminanti, il problema è che esistono dei ceppi particolarmente aggressivi responsabili di patologie gravi, che vanno da gastroenteriti fino a insufficienze renali. Tra questi l’Escherichia coli produttore della tossina Shiga (stec) o Vtec O104, uno dei più pericolosi. Prendendo il nome dalla pericolosa tossina che rilascia, shiga, quando il batterio muore, andando così a infettare l’organismo, contenuta in altrettanti ceppi di Escherichia coli, causa di malattie gravi anche per l’uomo. A rendere la tossina Shiga particolarmente pericolosa è il fatto che l’infezione si può trasmettere anche con dosi basse e un tempo d’incubazione rapido, che va dai tre agli otto giorni. Le conseguenze possono essere molto pericolose, come sindrome emolitico uremica, forte anemia, ridotto numero di piastrine nel sangue e insufficienza renale acuta. I soggetti più a rischio sono soprattutto bambini molto piccoli e anziani, per i quali la tempestività d’intervento è fondamentale.

Solitamente il contagio avviene attraverso il cibo e l’acqua contaminati, oppure con il contatto con animali infetti. Questi infatti contraggono il batterio e si ammalano, in particolare i ruminanti, da cui solitamente prendiamo latte, carne e derivati, ma non è tutto, in quanto le feci infette entrano a contatto con il terreno, utilizzate per concimare, da qui persino i vegetali possono essere contaminati e se non adeguatamente cucinati e lavati arrivano tranquillamente nel nostro intestino.

Attenzione al consumo di alimenti non controllati in particolare l’acqua, oltre al latte non pastorizzato e derivati come i formaggi. La carne va sempre cucinata bene prima di essere mangiata e le verdure ben lavate anche con un po’ di bicarbonato, soprattutto se consumate crude, come lattuga, carota, pomodori ecc, senza escludere la frutta.

Prevenire la diffusione si può solo ed esclusivamente con molta attenzione all’igiene. Buona regola lavarsi bene le mani prima di toccare il cibo, mangiare alimenti ben cotti e lavare tutto accuratamente, evitare il contatto con cibi crudi, quindi separare durante la conservazione. Per quanto riguarda l’acqua, attenzione a bere dalle fontane che trovate per strada non controllate adeguatamente potrebbero essere contaminate.

In generale tutti entriamo in contatto con l’escherichia coli, sin da piccoli quando si comincia lo svezzamento, il quale entra nell’intestino e si riproduce, solitamente senza recare alcun danno. Il problema sorge quando questo batterio è ingerito in grosse quantità, oppure quando il ceppo con cui si viene a contatto risulta essere particolarmente virulento. In questo ultimo caso i sintomi possono essere differenti in base alla tipologia di batterio che è entrato nell’organismo.

Ad esempio il E.coli enterotossigeno, provoca diarree, data dall’ingestione di feci infette in acqua e cibo. E.coli enteroemorragico, si manifesta con diarrea mista a sangue e responsabile della sindrome emolitica uremica (SEU), che spesso si presenta con febbre, porpora, anemia emolitica, insufficienza renale. E. coli enteropatogeno, tipica nell’infanzia, provocando frequenti scariche di diarrea, mentre E.coli enteroaggregante, anch’essa responsabile di una forma di diarrea acquosa del viaggiatore.

L’E. coli è uno degli agenti patogeni causa di malattia gastrointestinale, oltre a essere il batterio più frequentemente responsabile delle comuni infezioni del tratto urinario inferiore, quali cistite e uretrite. Per concludere, uno dei responsabili di meningite nel neonato e setticemia nei pazienti immunodepressi.

Solitamente vengono prescritte delle terapie antibiotiche, che si differiscono in relazione al ceppo responsabile dell’infezione. Il problema oggi sembra essere che questi batteri diventano sempre più resistenti agli antibiotici, riscontrando delle difficoltà da parte dei medici a intervenire tempestivamente. Il consiglio è di rivolgersi al medico, in presenza di forti dolori addominali, diarrea e disturbi del tratto urinario, nausea, vomito, in modo che si possa intervenire adeguatamente senza correre rischi.

Un altra cosa da tenere presente è che il contagio può avvenire persino attraverso  rapporti sessuali orali e anali, ovviamente se il partner ha contratto il batterio. Le donne in gravidanza, che sono maggiormente a rischio per quanto riguarda infezioni vaginali e urinarie, hanno più probabilità di contrarre questo batterio e può essere molto pericoloso causando danni anche al piccolo.

Per ulteriori informazioni potete consultare diariodelweb.it

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