Malati terminali di cancro perché non farli morire serenamente

I malati terminali di cancro sono come candele che si consumano giorno per giorno. Per loro non c’è più alcuna speranza. Bisogna solo aspettare che la morte arrivi presto.

I malati terminali di cancro terminano la loro vita con sofferenze atroci, spegnendosi giorno per giorno.

Hanno bisogno di assistenza domiciliare qualificata oppure devono essere ricoverati in apposite strutture chiamate hospice. Queste strutture (per altro carissime) sono delle cliniche in cui sono interrotte quasi tutte le cure e le forme di alimentazione (tranne la terapia del dolore).

Le fasi di un malato terminali sono atroci

Spesso arrivano alla fine completamente consumati dalla malattia e dalla chemioterapia.

Quando secondo tutti i medici non c’è più nulla da fare se non aspettare la morte, mi chiedo perché questa non possa avvenire subito.

Perché una persona deve ridursi come una bambola di pezza, priva di lucidità e di dignità?

Non sarebbe meglio avere la facoltà di scegliere una morte più veloce? No. Questo la legge non lo consente. Perché ogni ogni singolo giorno di vita di un malato terminale, frutta alle apposite strutture un bel po’ di soldi.

Perché non concedere ad una persona sofferente una morte rapida e dignitosa? Sospendere le cure e l’alimentazione (perchè giunti alla fine i malati non hanno più appetito e si rifiutano di mangiare) non è forse una barbaria ancora più grande.

Quando vedi un tuo parente consumato dalla malattia, che ti chiede aiuto con lo sguardo, che vorrebbe solo morire e non ci riesce…. Non è forse uno strazio tutto questo?  Una morte rapida sarebbe più dignitosa, ma certo frutterebbe  meno soldi.

Allora meglio lasciarli morire lentamente, consumati dal dolore, finché il Signore non fa la grazia di chiamarli a miglior vita….

Tutto questo è atroce, e chiunque abbia avuto un proprio caro in fase terminale lo sà…..

Eppure, nessuno può fare niente… Non è possibile aiutarli ponendo fine alle loro sofferenze. Ci è concesso solo di accompagnarli lentamente alla morte giorno dopo giorno…

Il mio è solo un appello disperato dettato dal dolore. Il dolore di non poter porre fine alla sofferenza di una persona, ormai irriconoscibile, che avrebbe tutto il diritto di chiudere gli occhi e trovare finalmente la pace

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Categorie: editoriale

arianna calvanese

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