linfonodo inguinale ingrossato

Linfonodo inguinale ingrossato e dolente

I linfonodi ingrossati possono essere causati da tantissimi fattori.

Non sono un medico, quindi mi limiterò a raccontarvi la mia esperienza. Qualche tempo fa, durante un viaggio a Berlino, il mio ragazzo scoprii che avevo un linfonodo inguinale ingrossato non dolente. Siamo andati subito in panico, anche perché essendo in un paese straniero non sapevamo a chi rivolgerci. Non avevamo neanche le competenze per capire se c’era bisogno di intervenire con urgenza oppure no.

Alla fine andammo in una specie di consultorio e la dottoressa mi disse che il linfonodo inguinale era stato causato dalla ceretta, quindi non era nulla di pericoloso.

In quella stessa occasione la dottoressa mi disse di non usare cerette o metodi depilatori invasivi ne sotto le ascelle ne all’inguine, proprio per evitare l’insorgenza dei linfonodi.

Con i linfonodi ingrossati bisogna subito correre da un medico?

Nella maggior parte dei casi i linfonodi, soprattutto quelli ai lati del collo, sotto il mento o la mandibola, si ingrossano per ragioni del tutto benigne, per esempio un raffreddore o un mal di gola, e tornano quindi rapidamente alle loro dimensioni normali. Quelli dell’inguine possono raggiungere un diametro di 1-2 centimetri anche in adulti perfettamente sani, soprattutto se trascorrono molto tempo a piedi nudi all’aperto. Anche i linfonodi che si trovano sotto le ascelle, pur potendo talvolta essere associati ai tumori della mammella, si possono gonfiare in risposta a infezioni o traumi a livello del braccio o della mano.

È meglio però chiedere il parere del medico quando il rigonfiamento persiste per alcune settimane o aumenta col passare del tempo.

fonte: http://www.airc.it

Quali analisi si devono fare con i linfonodi ingrossati

L’esame emocromocitometrico, la sierologia virale e batterica (ad esempio per Citomegalovirus, virus di Epstein Barr, Toxoplasma), la valutazione degli indici di infiammazione – quali VES, proteina C reattiva, ferritina – e di funzionalità epatica e renale, l’elettroforesi delle sieroproteine e la ricerca di autoanticorpi possono orientare la diagnosi. La biopsia linfonodale è un prezioso strumento diagnostico. La decisione di effettuare o meno la biopsia e i tempi in cui eseguirla dipendono essenzialmente dalla storia clinica del paziente e dalla presenza di reperti obiettivi che orientano verso la presenza di una malattia maligna.

fonte: http://www.corriere.it

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Categorie: editoriale

arianna calvanese

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