La schizofrenia dal tedesco schizophrenie, è riconosciuta a tutti gli effetti come un disturbo psichiatrico, considerato come la rappresentazione per eccellenza della psichiatria. Un tempo definita una “finestra sul funzionamento della psiche umana”. Una patologia non così rara che ha una infinita letteratura, sulla quale infatti sono state scritte e rielaborate tantissime teorie soprattutto sui fattori che la determinano.

Nel tempo sono stati svolti differenti studi a riguardo la cui conclusione ha portato ad affermare la possibilità che la schizofrenia sia in realtà il frutto di una serie di cause tra di esse concomitanti. In particolare l’ipotesi è che i disturbi mentali in generale derivino da fattori biologici, cioè disturbi del sistema neurotrasmettitoriale, dati da un eccesso della sua attività, a sua volta causati da stressors interni individuali o socio ambientali. Inoltre, gli studiosi hanno anche affermato che esiste una componente genetica, che richiede una convergenza di fattori diversi perché il disturbo si manifesti, senza escludere dunque in modello sociale e l’importanza che assumono le figure genitoriali e il contesto famigliare, soprattutto nella terapia con un soggetto schizofrenico e l’aspetto comunicativo ed esperienze relazionali-affettive madre figlio.

Un disturbo psichico particolarmente complesso anche per quanto riguarda i sintomi con cui questo si manifesta.  Infatti, si distinguono tre dimensioni sintomatologiche.

La prima la distorsione della realtà e la disorganizzazione del pensiero, con deliri a contenuto persecutorio, ad esempio di gelosia, di controllo, di furto del pensiero o lettura della mente. Le allucinazioni che possono essere uditive o visive, persino tattili, come per esempio la sensazione che qualcosa di cammini addosso. Essi si associano poi un eloquio fluente ma con idee disconnesse e poco logiche. Infine, il comportamento bizzarro, con condotte sociali e sessuali inappropriate, aggressività eccessiva, gesti ripetitivi ecc..

La seconda dimensione è riconosciuta come l’impoverimento affettivo, diminuzione dei movimenti e povertà dei gesti espressivi e affettività inappropriata. Povertà di linguaggio e contenuto fino al blocco della parola. Trascuratezza anche nell’igiene personale e apatia. Perdita d’interessi, riduzione della relazione personale e affettiva.

Infine, l’ultima dimensione rientrano i deficit neuroposicologici, caratterizzati da deficit di attenzione, di memoria, e di tutte le funzioni esecutive, come programmazione, ragionamento ecc.

Si possono presentare duo o più sintomi concomitanti, ma per fare una diagnosi certa di schizofrenia, allucinazioni, deliri e comportamento disorganizzato ciascuno deve essere presente per un periodo significativo di almeno un mese. Secondo quanto stabilito dal DSM-IV-TR, la durata dei segni devono essere continuativi per almeno sei mesi.

Sono stati distinti 5 diversi tipi di schizofrenia in relazione ai sintomi predominanti. Paranoide, con la prevalenza di allucinazioni uditive e uno o più deliri. Schizofrenia disorganizzato con apatia e appiattimento dell’affettività ed eloquio disorganizzato. Catatonico, arresto motorio e muticismo o al contrario da eccessiva attività motoria apparentemente senza scopo. In quello indifferenziato i sintomi sono quelli caratteristici ma che non soddisfano i criteri per una diagnosi della schizofrenia di tipo paranoide o disorganizzato o catatonico. Infine, quello di tipo residuo, con deliri e allucinazioni, eloquio e comportamento disorganizzato, con manifestazione continua del disturbo, con sintomi tipici della schizofrenia ma in forma attenuata.

Il trattamento dei disturbi schizofrenici vanno trattati con interventi di diverso tipo che dovrebbero essere integrati tra di loro in modo da rispondere in maniera in maniera adeguata anche in relazione ai diversi contesti coinvolti. Questo significa che la terapia farmacologica va necessariamente integrata con l’intervento psicoterapico del paziente, in associazione a interventi anche nella spera educativa senza trascurare il sostegno alla famiglia, che gioca un ruolo centrale per la riuscita di un qualsiasi trattamento. Non meno importanti gli interventi socio-ambientali, programmi di riabilitazione anche in centri diurni o in comunità terapeutiche e per ultimo in casi estremi ricoveri ospedalieri. I farmaci che vengono impiegati si distinguono in base alla sintomatologia in atto, per poi passare solitamente a quelli di mantenimento, il cui scopo principale è evitare ricadute e al fine di garantire la continuità dei trattamenti riabilitativi.

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