L’epatite c è una malattia infettiva provocata da un virus che prende il nome di HCV, ovvero Hepatitis C Virus. Esso colpisce il fegato con conseguenze parecchio gravi come epatite cronica, fibrosi, cirrosi, carcinoma epatico. Il problema di questa patologia che non necessariamente si manifesta con dei sintomi, significa che si può rischiare di contrarre il virus senza neanche rendersi conto di averlo e a distanza di anni ritrovarsi di fronte a problemi molto più gravi. In alcuni altri casi invece, l’organismo riesce a eliminare il virus naturalmente entro alcune settimane. Ancora oggi nel 2018 sono sempre tantissimi i soggetti che non sanno di avere l’epatite e continuano normalmente la propria vita senza alcun disturbo, con un elevato rischio di contagiare famigliari e amici.

Una malattia questa che può essere trasmessa solo ed esclusivamente attraverso il contatto diretto con sangue infetto. Quindi con lo scambio di oggetti personali, come spazzolini, pinzette o forbici per le unghie, oppure siringhe, rasoi ecc. I soggetti più a rischio sono ad esempio coloro i quali per lavoro spesso a contatto con persone malate di epatite c, come medici e infermieri. Chi riceve sangue attraverso trasfusioni, anche se oggi la probabilità scendono enormemente grazie ai severi controlli che vengono effettuati sul plasma.

I tossicodipendenti la categoria più a rischio, proprio per lo scambio di siringhe infette. Persone affette da hiv o bambini nati da madri portatrici del virus. Carcerati e immigrati provenienti da luoghi con elevato rischio endemico, come Egitto, Pakistan, Afghanistan, Medio Oriente.

I casi di trasmissione sessuale del virus HCV sono rari, bisogna fare attenzione ai rapporti non protetti e alla vita promiscua, soprattutto nel contatto o inserimento di oggetti sporchi di sangue infetto. Il problema sono in particolare i rapporti sessuali che provocano lacerazioni delle mucose genitali.

A queste categorie si aggiungono anche i soggetti che presentano malattie epatiche ad esempio provocate da patologie autoimmuni. Per i quali è necessario verificare la presenza del virus, preventivamente anche sulle gravide e soggetti che assumono particolari farmaci immunosoppressori.

La trasmissione da madre a nascituro è molto bassa, persino nel caso in cui sia il padre a esserne portatore. Invece, le percentuali salgono se entrambi i genitori sono infetti, o se la donna abbia una concomitanza di epatite c e virus dell’AIDS (HIV), spesso associata anche a tossicodipendenza. Altro fattore questo che aumenta il rischio di trasmissione del virus da madre a figlio, persino se pregressa. Per un soggetto senza altre complicanze la gravidanza non costituisce un rischio di aggravamento della malattia di fegato.

In questi casi l’allattamento al seno va fatto con molta precauzione, non esistono dati che accertino un rischio per la trasmissione del virus, è comunque sconsigliato laddove ci sia un problema di sanguinamento dei capezzoli o ragadi.

Per prevenire la malattia è importante fare attenzione all’utilizzo di materiale sterilizzato, questo non riguarda solamente quello di tipo medico sanitario. Infatti, l’epatite c è un virus che resiste all’esterno per diverso tempo, quindi fare un trattamento estetico come manicure o pedicure con utensili non adeguatamente puliti e ben sterilizzati può determinare un rischio elevato di contagio. La stessa cosa vale per tatuaggi, pircing o trattamenti dentistici.

La saliva, oppure gli starnuti e tosse non sono veicoli di trasmissione. Come anche i fluidi corporei; compresi il liquido seminale; secrezioni vaginali. Tanto meno sudore, lacrime, urina. Ingestione di cibi contaminati, contatto con animali o anche con oggetti contaminati su pelle integra; posate e altri oggetti utilizzati quotidianamente.

Esistono diversi tipi di ceppi del virus HCV, la differenza riguarda la risposta al trattamento a cui il soggetto viene sottoposto, oltre che per il decorso e la severità. Quindi la terapia indicata sarà differente in base al genotipo riscontrato attraverso una semplice analisi del sangue. La difficoltà di diagnosticare presto questo tipo di malattia porta il raggiungimento spesso della fase di cronicizzazione, con maggiori complicazioni e più probabilità che si sviluppino situazioni particolarmente gravi.

Tutto dipende molto anche dalla risposta immunitaria del soggetto.

 

I sintomo riconoscibili soprattutto dopo il contagio sono spesso, febbre, affaticamento, diminuzione dell’appetito, nausea e vomito, dolore addominale, urine di colore scuro, feci di colore chiaro, dolore articolare, ittero.

Una volta accertata la presenza del virus attraverso un esame che rilevi gli anticorpi. Può essere consigliata una biopsia per capire il danno riportato al fegato ed eventuali analisi per comprendere la funzionalità. Così da poter intervenire con un adeguato trattamento farmacologico. Attualmente non esiste alcun vaccino contro l’epatite c, l’unico modo è rispettare poche regole per evitare la trasmissione, no a una vita sessuale promiscua, seguire norme igieniche generali, verificando la sterilizzazione degli strumenti persino in caso di trattamenti estetici.

I sintomi dell’Epatite c possono essere alleviati, quali nausea, vomito ecc. Il consiglio è quello di fare attenzione all’alimentazione, limitando i grassi e soprattutto bevendo molti liquidi. Inoltre è opportuno eliminare l’alcool e il fumo.

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