Alcuni di noi la chiamano: “l’oscuro passeggero”, altri la definiscono come una patologia psichiatrica ed altri ancora ci convivono, sapendo che in realtà la personalità doppia fa parte di tutti noi.
Ora è chiaro che questo articolo non è riferito ai malati psichiatrici che soffrono di schizofrenia e che hanno inconsapevolmente una personalità doppia che li spinge ad azioni completamente fuori dal loro controllo.
No. Io mi riferisco alle “cosiddette persone normali”.
Ai padri di famiglia, alle mogli modello, ai bravi ragazzi…
Insomma, a tutte quelle persone che pur vivendo secondo le regole e rispettando i canoni di moralità si sentono oppresse.
Sentono che una parte di sé non è pienamente libera di esprimersi.
Andiamo a chi di voi non capita, di tanto in tanto, di voler mollare tutto e cambiare completamente vita?
A chi di voi non capita di essere paralizzato dalle scelte necessarie fatte.
A chi di voi non capita, di tanto in tanto, di prendersela con un Dio che non sempre sembra agire con il giusto senso logico?
Insomma, è come se in ognuno di noi ci fossero due o più persone che difficilmente vanno d’accordo su qualcosa.
Questo senso di frustrazione e di contraddizione, che spesso ci accompagna, Platone lo spiegava con il mito della biga alata.
Secondo Platone, la nostra anima è come un carro tirato da due cavalli: uno bianco ed uno nero.
Il cavallo bianco rappresenta la razionalità e la voglia di integrarsi nella società.
Invece, il cavallo nero è irrazionale ed anticonformista.
E’ ovvio che se la nostra anima è trainata da due cavalli che sono in disaccordo su tutto, in noi nasce “a dir poco” un po’ di confusione.
La soluzione ideale a questo dilemma sarebbe trovare il giusto equilibrio fra il gioco forza dei due cavalli e quindi della nostra parte razionale ed irrazionale.
La domanda è: “Fino a che punto è possibile?”.

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arianna calvanese

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